Progetti
I progetti dell’Associazione si integrano e vanno a sostenere l’Unità Operativa di Cure Palliative Domiciliari dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Lodi.
NUOVO PROGETTO - Libro di Racconti
LEGGERA - Sei Storie di Vita
Ci siamo! Il nostro primo progetto del 2026
finalmente vede la luce!
È un piccolo grande libro:
‘LEGGERA - Sei Storie di Vita’.
IL LIBRO È DISPONIBILE ALLE PRESENTAZIONI E AGLI EVENTI SOSTENUTI O PROMOSSI DA PALLIUM.
Ci sono luoghi in cui la vita, anche quando sembra spegnersi, continua a parlare con forza. Luoghi in cui ogni respiro, ogni mano che si tende, ogni silenzio condiviso racconta qualcosa di profondo, di vero. Questa raccolta nasce proprio da lì — dal cuore pulsante delle Cure Palliative — dove l’amore per la vita si misura nel prendersi cura, nell’ascoltare, nell’essere presenti fino alla fine.
Queste storie sono frammenti di vita raccolti lungo il cammino: parole di familiari, operatori, volontari. Ognuno di loro ci dona uno sguardo, un ricordo, un’emozione che diventa testimonianza. Sono racconti che parlano di dolore e di speranza, di paure e di sorrisi, di piccoli gesti che diventano grandi perché capaci di restituire dignità e umanità anche nel momento più fragile.

In queste pagine si respira l’essenza delle Cure Palliative: la persona al centro, sempre!!
Non il sintomo, non la malattia, ma l’essere umano nella sua interezza — corpo, mente, cuore, spirito. E accanto a lui, la famiglia: compagna di viaggio, parte viva e preziosa di un percorso che non è mai solo clinico, ma profondamente umano.
A guidare ogni gesto, ogni scelta, ogni incontro, risuona il pensiero di Cicely Saunders, fondatrice delle Cure Palliative, che ci ricorda:
“Tu sei importante perché sei tu,
e sei importante fino all’ultimo momento della tua vita.”
Questa frase racchiude tutto ciò che si trova in queste pagine: il valore unico di ogni persona, la dignità che non si perde, la cura che diventa presenza, ascolto, amore.
A fare la differenza, in questo delicato tratto di strada, è la forza del gruppo, dell’équipe che lavora insieme, intrecciando competenze e sensibilità. È una danza silenziosa ma intensa, fatta di sguardi che si comprendono senza parole, di mani che si stringono per sostenersi, di lacrime e sorrisi che si mescolano nello stesso istante. Una danza d’amore attorno alla persona che si prepara a concludere la propria storia, ma che, fino all’ultimo, continua a insegnare cosa significa vivere davvero.
Molte di queste storie, curiosamente, si intrecciano con la presenza di un animale.
Un cane, un procione, un'aquila: presenze discrete che sembrano arrivare nei momenti più silenziosi, come se portassero con sé un messaggio sottile. Forse perché gli animali hanno un linguaggio che non ferisce, una presenza che non giudica, uno sguardo che accoglie senza domande. In loro, spesso, si riflette quella purezza dell’amore incondizionato che accompagna senza parole e consola senza promesse. È come se la natura, attraverso di loro, ricordasse che la vita continua a pulsare anche accanto alla fragilità, e che ogni creatura — umana o animale — può essere ponte tra la terra e il mistero.
Questa raccolta narrativa è un invito a guardare oltre la paura del fine vita, a scoprire che anche lì c’è vita — autentica, fragile, piena di significato. È un dono per chi lavora in silenzio ogni giorno, per chi accompagna, per chi resta. Ed è un invito per tutti noi: imparare che prendersi cura dell’altro, fino all’ultimo respiro, è il modo più profondo e umano di celebrare la vita stessa.
Note di Carmelo Collemi - Infermiere Coordinatore di Cure Palliative
L’autore, Lorenzo Prevosti è nato a Lodi il 12 giugno del 1995. Inizia a recitare a sedici anni; a venti lavora come doppiatore e speaker; a ventitré è ammesso alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano; a trenta esordisce alla drammaturgia con il testo ‘Maschi’ e alla narrativa con ‘Leggera’.
Illustrazioni di Marina Fusari.
Il libro è disponibile alle varie presentazioni organizzate da Pallium, agli eventi cui l'Associazione partecipa o che supporta, e nelle seguenti librerie di Lodi:
'Mondadori BookStore' (Piazza della Vittoria, 39)
'Libreria Sommaruga' (Corso Vittorio Emanuele II, 66)
L'Automezzo dei Desideri
Abbiamo finalmente presentato l’AUTOMEZZO DEI DESIDERI!
Un veicolo acquistato ed allestito grazie ad importanti donazioni e collaborazioni!
Si tratta di un mezzo a disposizione dell’equipe di Cure Palliative per consentire, ai pazienti che lo desiderano, di uscire e rientrare dall’hospice per realizzare un loro piccolo GRANDE desiderio: un pranzo fuori, un incontro con i parenti, assistere a un evento culturale o sportivo, passare qualche ora nella natura…
Insieme a noi nella foto, Laura Soldi dell’Associazione Sara Angela Boffi - L’Angelo dei bambini che ha contribuito all’allestimento; il Direttore Generale Guido Grignaffini, il Direttore Socio Sanitario Silvana Cirincione dell'ASST Lodi, l’Assessore Simon Grasso del Comune di Casalpusterlengo e la Dottoressa Benedetta Franchi, che ci ha ricordato che “con l’orecchio aperto ai bisogni dei pazienti si possono fare cose belle e grandi”.



In Corso - Progetto di Pet-Therapy
Con Te Accanto
Gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) sono ormai una realtà consolidata. Da sempre, nell’Hospice di Casalpusterlengo è consentito l’accesso di piccoli animali domestici nelle stanze dei pazienti.
La pet-therapy, eseguita da un educatore esperto, non è solo un momento ricreativo e di sollievo per i pazienti e i loro familiari, è scientificamente comprovato che migliora il benessere psicologico e la qualità di vita.
Il progetto “Con Te Accanto”, promosso da Pallium, vuole ridurre il senso di solitudine, incrementare la collaborazione con il personale sanitario, incrementare la comunicazione, ridurre gli stati di angoscia.
Di seguito pubblichiamo una foto di Buck, 'al lavoro' con una paziente e una bellissima lettera scritta dalla sua compagna di viaggio, Isabella:
In questi mesi di pausa ho pensato tanto a questo progetto e tante sono le emozioni e i ricordi che mi passano per la testa e per il cuore. Userei la parola ‘amore’ per cercare di far capire quello che abbiamo respirato in questo luogo ogni singolo giorno della nostra esperienza. Amore donato silenziosamente da tutto il personale, e amore che, anche nei momenti più difficili, è stato ricambiato con gratitudine da tutti i pazienti, e persone a loro vicine, che noi abbiamo avuto l’onore e il piacere di incontrare. Per questo, prima di divagare, ci teniamo (perdonatemi il plurale ma mi sento di parlare anche a nome di Buck) a ringraziare le tante, tantissime persone con cui abbiamo avuto la possibilità di interagire.
Ho cercato di scrivere poche righe per non stancare chi leggerà ma non ne sono stata capace e me ne scuso in anticipo. E’ inutile negare che, come primo progetto, sia stato piuttosto impegnativo; l’hospice chiaramente è un ambiente particolare e talvolta “pesante”. Fortunatamente però ho potuto contare sul mio fedele compagno di viaggio, Buck. La sua mole e la sua presenza riuscivano
a colmare silenzi che in alcuni momenti distruggevano il cuore, i suoi occhioni trasmettevano empatia e le sue zampe giganti e il respiro pesante sono diventati, con il passare dei giorni, sinonimo di spensieratezza e serenità tra i corridoi della struttura. I cani purtroppo non parlano ma in tutto il resto è stato impeccabile.
Quando salivamo sull’ascensore e le porte si aprivano al piano entravamo come in una bolla: il mondo esterno spariva e ci travolgevano sguardi, carezze, sorrisi, pianti, racconti, strette di mano, abbracci. In questi incontri abbiamo capito che la malattia mette tutti sullo stesso piano senza differenze di età, colore della pelle, ceto sociale, religione…siamo tutti lì a condividere lo stesso momento. Momento fatto di secondi che duravano un’eternità o di ore che volavano in un lampo; impossibile quantificare il tempo che abbiamo dedicato ad ogni singolo ospite, noi eravamo lì, pazienti e disponibili, pronti a mettere il nostro impegno
al servizio di chiunque volesse. Abbiamo dato tutto, ma sicuramente è molto meno di quello che abbiamo ricevuto. Da ogni circostanza, anche la più triste e disperata, abbiamo portato a casa qualcosa di “bello” e i ricordi che abbiamo nel cuore sono centinaia.
Come quel gentile paziente che raccoglieva tutte le sue forze per sdraiarsi a terra e stare abbracciato a Buck fino a quando proprio non ce la faceva più.
Come quel giovane marito e papà, che con i suoi racconti e il suo “the e frutta secca” ci ha fatto vivere il mondo arabo e lo “stesso” Dio, pur avendo due religioni diverse; lui che iniziava a coccolare Buck appena entrava e terminava quando uscivamo, accompagnandoci fino alla porta.
Come quell’uomo solare che ci accoglieva sempre con il suo canto. Il giorno in cui siamo entrati nella stanza e lui non ha cantato, Buck si è avvicinato al letto, lo ha guardato e ha fatto due abbai prima di sdraiarcisi accanto…eccome se aveva capito che se ne stava andando.
Come la giovanissima mamma che faceva i dispetti a Buck mettendogli i biscotti vicino al naso, e lui, così goloso e perennemente affamato, attendeva senza irruenza, senza agitazione, che lei glielo mettesse in bocca…aspettava calmo come se sapesse, come se capisse che i movimenti lentissimi di quella donna fossero da preservare. E lei sorrideva, apparentemente serena.
Come quel giovane papà, con la sua stretta di mano e quella presa senza fine che
sembravano un semplice grazie ma anche una richiesta di aiuto. Lui che, con i genitori e la moglie sempre presenti, nonostante non riuscisse quasi a muoversi, si sforzava di fare alcuni giochi con Buck e la sua piccola bimba. E questa bimba che si illuminava appena vedeva arrivare il pelosone, ci giocava e non voleva mai lasciarlo andare, ma, nonostante tutte le distrazioni possibili, i suoi occhi erano costantemente puntanti sui lenti movimenti del suo papà. Tanto che un giorno, ingenuamente, a bassa voce, mi disse «Sai che il mio papa è molto malato?». Mi si è gelato il sangue ma, anche qui, è arrivato in soccorso Buck a pancia all’aria ad accogliere la piccola sopra di se come in un dolce abbraccio, sdrammatizzando la situazione.
Come la dolce nonnina, con i suoi capelli bianchi, quel sorriso dolce e il volto raggiante quando vedeva entrare Buck. Lei che ci disse: «Sono qui, ho un letto, del cibo, ci siete voi (la figlia ed io) e c’è Buck… cosa mi serve ancora? Sono contenta così...»
Ci sarebbero ancora tanti nomi, tante storie, tanti ricordi…
Ricordiamo con enorme piacere tutte le persone, personale sanitario e non, volontari e parenti, familiari e amici da cui spesso venivamo fermati in corridoio, per una carezza o una foto ricordo con Buck. Mi chiedevo: ma ricordo di cosa? Di un momento così tragico e triste come il fine vita? Mi capitava di esprimere questi pensieri a Buck e nel suo sguardo silenzioso trovavo una possibile risposta: SI, vogliono un ricordo, forse l’ultimo, ma forse dell’ultimo momento insieme, dell’ultimo breve momento che hanno passato sorridenti, felici e sereni.
In quei giorni non abbiamo mai guardato l’ora perché, si sa, il tempo speso bene passa sempre troppo veloce. A volte, a fine giornata, nel viaggio di ritorno, dopo aver caricato il mio compagno in auto, facevo la strada con un nodo alla gola e le lacrime agli occhi…ma subito mi venivano in mente i volti delle persone incontrate, i loro sorrisi e nella mia testa risuonavano i loro ‘grazie’ ‘sono felice’ ‘mi fai star bene’, ‘sei arrivato nel posto giusto al momento giusto’, ‘meno male che sei arrivato’, ‘ti aspettavo’. Allora guardavo Buck dallo specchietto retrovisore e la tristezza spariva.
Non nascondo che mi è capitato di tornare a casa e, osservando Buck, pensare che quel giorno non avevamo “lavorato” molto. Ed era vero, perché in quelle ore trascorse in Hospice non abbiamo mai davvero lavorato ma ci siamo presi cura di tantissime persone, ascoltando i loro silenzi, guardando le loro lacrime scendere, scaldando i loro piedi quando Buck ci si sdraiava sopra e facendosi accarezzare da chiunque ne avesse voglia. In fondo Buck ha dato tanto e ha scaldato davvero i cuori di tutti!
Con lui è stato intenso anche passeggiare nel corridoio: lo guardavano da lontano, lo fermavano, lo accarezzavano, uscivano dalla stanza in attesa del suo arrivo e poi sorridevano nel vederlo zampettare. Con il suo modo “delicato da ippopotamo” si sdraiava a terra e, dal niente, sbucavano persone intorno a lui e, anche quelle più scettiche perché “troppo grosso”, alla fine allungavano la mano per toccarlo e in un attimo un sorriso compariva sul loro volto.
Tutti premurosi, tutti accoglienti al nostro arrivo, tutti attenti a non disturbare mentre eravamo all’interno di una stanza; “passo dopo”, dicevano loro che erano lì a lavorare veramente. GRAZIE a tutto il personale!
Vogliamo davvero ringraziare tutti per aver reso possibile questa bellissima esperienza; un grazie speciale a Dog4life che è sempre al nostro fianco, ci accompagna e ci supporta in questo bellissimo cammino; Buck ha dato tanto è vero, ma non sarà mai tanto quanto ciò che abbiamo ricevuto da ogni persona che abbiamo avuto il piacere di conoscere e con la quale abbiamo condiviso ogni singolo istante.
Buck & Isabella
Progetto sviluppato con il contributo dell’associazione GMdP design for life di Milano


La crepa e la luce
“C’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che passa una luce”,
scrive Leonard Cohen in una famosa canzone.
La perdita di un familiare genera una profonda crepa
che getta nel buio ogni ambito della nostra vita.
In linea con la filosofia delle cure palliative e con l’importanza di prendersi cura non solo della persona malata, ma anche della sua rete familiare,
offriamo un percorso psicologico di supporto all’elaborazione del lutto
così da permettere, attraverso le parole, di dare nuova luce alla quotidianità.
Il supporto si rivolge a tutti i familiari assistiti in hospice o al domicilio dal Servizio di cure palliative dell’ASST di Lodi
Nel processo di elaborazione del lutto può essere fondamentale essere accompagnati da un professionista, con cui condividere le emozioni e i pensieri che caratterizzano questa delicata fase, in cerca di nuovi significati.
L’Associazione Pallium, avvalendosi di una psicologa, ha attivato un servizio di supporto all’elaborazione del lutto gratuito per i familiari di pazienti seguiti nella fase terminale in hospice o al domicilio.
Per incontrare le esigenze dei familiari e agevolare il più possibile l’accesso al servizio, è stata garantita la possibilità di effettuare colloqui psicologici sia presso il presidio di Lodi sia presso quello di Casalpusterlengo.
Nel primo anno di vita del progetto, l’Associazione Pallium ha potuto offrire risposta ai
bisogni di 15 familiari che hanno richiesto un supporto dopo la perdita di un loro caro. Nei casi di persone che per vari motivi non hanno potuto usufruire di questo percorso (ad esempio, difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi con gli orari del servizio), è stato effettuato un colloquio (in presenza o telefonico) di valutazione del bisogno e di orientamento rispetto ad altri servizi presenti sul territorio.
Sono stati attivati 10 percorsi di supporto all’elaborazione del lutto, per un totale di 6-10 colloqui a persona.
La psicologa ha incontrato prevalentemente coniugi e figli/e di persone decedute da 1 a 5 mesi prima della richiesta di supporto, che si sono rivolti all’Associazione prevalentemente per avere uno spazio protetto in cui condividere il dolore della perdita, per chiedere un sostegno mossi dalla preoccupazione per i figli (nei casi di persone che hanno perso un coniuge) o rispetto alla ripresa di una propria progettualità di vita (per figli/e che hanno perso un genitore).

Orizzonti di vita: libertà e dignità in cure palliative
Marzo 2023
La sensibilizzazione e la divulgazione della cultura delle cure palliative, anche tra gli adolescenti e i giovani, sono da sempre una nostra priorità. Per questo, l’Associazione Pallium, insieme ai medici, agli infermieri e agli psicologi dell’Unità di Cure Palliative e Hospice dell’ASST di Lodi, sostiene il progetto di formazione“Orizzonti di vita: libertà e dignità in cure palliative”, rivolto agli studenti delle classi quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado, con l’obiettivo di aiutare i ragazzi a riflettere e confrontarsi con tematiche complesse quali quelle della malattia e della sofferenza, della centralità e della dignità della persona, della vita, della morte e del lutto. Quest’anno il progetto, in partenza nel mese di marzo, vedrà coinvolta una classe del Liceo Scientifico “G. Gandini” di Lodi.
Storie che curano
PERCORSO FORMATIVO DI MEDICINA NARRATIVA
PER FACILITARE IL PERCORSO DI CONSAPEVOLEZZA
E LA RACCOLTA DEI BISOGNI DEL PAZIENTE
L’essere umano ha la predisposizione naturale ad organizzare le proprie esperienze in forma narrativa e a costruire la propria identità attraverso storie.
La cosiddetta medicina narrativa è un approccio ed una metodologia assistenziale che permette, con l’aiuto di un educatore, di far raccontare a pazienti e familiari la propria storia di vita, per trovare valori e risorse emotive e psicologiche per affrontare con dignità il tempo complesso del fine vita.
Il percorso formativo di Medicina Narrativa si è svolto nel corso del 2022 presso l’Unità Operativa Complessa di Cure Palliative e Hospice dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Lodi ed è stato condotto da una docente esperta.
Tale proposta formativa ha visto coinvolti tutti gli infermieri e gli operatori socio sanitari che lavorano nel setting riguardante l’Unità Operativa di cure palliative domiciliari e quelli che lavorano presso l’hospice di Casalpusterlengo, una psicologa, una fisioterapista e un medico.
Il corso teorico – pratico ha previsto una metodologia didattica basata su due livelli di
apprendimento: stare nell’esperienza/riflettere sull’esperienza e l’interattività.
L’approfondimento teorico ha riguardato la definizione di “Medicina Narrativa” ed il metodo di applicazione della stessa. Sono stati esaminati gli strumenti da poter utilizzare nella pratica clinica quotidiana, anche sulla base delle esperienze internazionali portate dall’esperta e della testimonianza della prof. Rita Charon (la personalità più influente in materia a livello internazionale).
Per ciò che concerne le esercitazioni pratiche sono stati utilizzati gli strumenti propri della medicina narrativa, quali close looking, close reading e close listening per poter lavorare in maniera efficace con i testi scritti, orali e uditivi.
Il corso ha dato l’opportunità di rafforzare le abilità di ascolto profondo e la capacità di capire l’importanza di fornire interpretazioni rigorose, cogliendo la complessità di chi soffre.
Vita ai giorni
Progetto di sensibilizzazione alla realtà delle cure palliative, realizzato grazie alla collaborazione con l’ASST di Lodi, l’Associazione Il Samaritano Onlus, e il contributo della Fondazione Banca Popolare di Lodi.
Operatori sanitari e volontari delle cure palliative che operano sul territorio sono entrati, insieme ai fotografi dell’agenzia PhotoAid Agency, nell’Hospice di Casalpusterlengo e nelle case dei pazienti che ricevono assistenza domiciliare per raccontare e testimoniare non solo il dolore, la sofferenza e le paure, ma anche la dignità, il coraggio e le risorse inaspettate che possono emergere anche nell’ultimo tratto del percorso di vita e di storia familiare.
Il progetto, inserito in un’attività di fundraising, ha permesso di raccogliere fondi utilizzati per sostenere iniziative assistenziali e di formazione. È stato presentato al Festival Internazionale della Fotografia Etica di Lodi (Edizione 2021) e si prevede una nuova fase editoriale.
Rete e Collaborazioni


Contatti
Associazione Pallium odv
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Lodi 26900
Tel./Fax: 0371 427276


